Note storiche sul convento di Romacolo in Zogno
Convento di Romacolo Zogno Grazie al ricco contributo dei mercanti della zona, in particolare dai fratelli Zambelli, dalle famiglie Guarinoni e Quarismini, benefattori i cui nomi furono incisi su di una lapide presente nella chiesa e da lasciti testamentari del 22 luglio 1481 e 13 maggio 1489, chiesa e convento vennero costruiti con decreto del vescovo Lorenzo Gabriele il 13 febbraio 1488 e con autorizzazione di Papa Innocenzo VIII del 18 novembre 1487, giunta al Padre Guardiano del convento delle Grazie in Bergamo Quali furono le motivazioni per la costruzione di un convento a Romacolo, territorio di Endenna, che all’epoca contava 400 anime ? Probabilmente finite le scorribande tra guelfi e ghibellini (1428), con il passaggio di Bergamo alla Serenissima e la pace di Lodi (1454) in cui Venezia ordinava di cessare ogni conflitto, la popolazione cercò la pace nella vita spirituale. La scelta cadde sui Frati Francescani Osservanti di San Francesco detti Zoccolanti poiché calzavano degli zoccoli. Grazie al ricco contributo dei mercanti della zona, in particolare dai fratelli Zambelli, dalle famiglie Guarinoni e Quarismini, benefattori i cui nomi furono incisi su di una lapide presente nella chiesa e da lasciti testamentari del 22 luglio 1481 e 13 maggio 1489, chiesa e convento vennero costruiti con decreto del vescovo Lorenzo Gabriele il 13 febbraio 1488 e con autorizzazione di Papa Innocenzo VIII del 18 novembre 1487, giunta al Padre Guardiano del convento delle Grazie in Bergamo. L’edificio fu consacrato dal vescovo Bartolomeo Assonica d’Istria che era stato vicario generale della Diocesi di Bergamo il 5 agosto 1511 e intitolato a Santa Maria della Misecordia come la chiesa della Porziuncola in Assisi. Il convento era spazioso, con ortaglie cinte da mura, acqua potabile, porticati e molte celle ed un’importante libreria; i frati erano dediti al lavoro della terra, ad una fornace di pietra e calcina ed avevano 6 muli, 8 vacche e 24 pecore. Risale al 6 aprile 1495 l’acquisto, avvenuto a Venezia in Rialto, di una fonte di acqua sorgiva nella proprietà di un certo Bonetti, in località detta Cobello, allo scopo di incanalare l’acqua al servizio del convento di Romacolo, sito nel comune di Endenna, come testimonia l’atto trascritto su una pergamena conservato nell’archivio dei frati. Secondo l’agostiniano Donato Calvi nel convento risultavano 18 fra sacerdoti, noviziato e laici. Gli atti della visita pastorale del cardinale controriformista milanese, san Carlo Borromeo, del 1575 permettono la ricostruzione di quella che era la composizione originaria della chiesa e del relativo monastero. L’interno dell’edificio religioso si presentava ad un’unica navata divisa in due parti, quella per i laici più spaziosa e quella del clero, come era d’uso sul territorio per gli edifici monastici. Il presbiterio era arredato da un’ancona lignea di notevoli dimensioni tanto che fu indicata come ” picta ianurata, honorifica e magna “, pittura antica di grande onore, con due finestre chiuse con una grata che lo illuminavano sul lato sinistro mentre su quello destro vi era il campanile. Dal presbiterio si accedeva alla navata da due gradini, mentre gli altari erano in maggior numero sul lato destro verso la controfacciata. Il tramezzo che divideva l’aula era ad archi con la presenza di un coro ligneo, posto davanti all’altare maggiore, anche questa fa parte della consuetudine del periodo, i cori verranno posti solo successivamente sulle pareti delle absidi. A lato del coro due cappelle, mentre altre quattro erano presenti nella parte dedicata ai laici. La prima cappella era intitolata ai santi Caterina e Lodovico e adornata da una piccola ancona dedicata alla Madonna; la seconda intitolata a sant’Antonio da Padova con un’ancona descritta cum icona pieta er inauratam valde, honorifica, anche questa descritta con la presenza di un’ancona lignea, un’icona o pala d’altare della Pietà ben dorata, molto degna e onorata. La cappella successiva era dedicata alla Trinità, anche questa descritta con la presenza di un’icona lignea, due finestre a ben illuminarla e un mureolo cancillis (muretto con cancelli ) a protezione. Seguivano quella di san Bernardino e dell’Immacolata Concezione, anche questa ornata da un’ancora e protetta da un muro, la finestra che la illuminava era ben visibile sulla parete esterna. Sul lato sinistro del presbiterio vi era la cappella sotto la volta intonacata e non illuminata da finestre dedicata a San Francesco, quella più vicina alla devozione dei frati, perché accessibile dal convento dalla sagrestia. Gli atti della visita danno una spiegazione particolareggiata di quello che era il tramezzo, la parte indicata come un ponte ligneo che divideva l’aula. Nel 1793 Francesco Tassi nel suo Vite de’ pittori, scultori e architetti bergamaschi descrisse la presenza di un polittico nella cappella di sinistra, che indicò come eseguito da un Maestro del Romacolo identificato in Antonio Marinoni, polittico poi smembrato, acquistato da Giacomo Carrara e in due pannelli esposto presso la pinacoteca dell’Accademia Carrara di Bergamo. La chiesa conservava il dipinto Madonna con i santi Lodovico, Caterina e Chiara opera seicentesca di Francesco Cavagna, poi venduta e conservata presso la sagrestia della chiesa di Sant’Alessandro della Croce di Bergamo. Il convento fu abbellito da una meridiana solare, ancora esistente, che segna gli orari di Lisbona, Salamanca, Madrid, Firenze, Venezia, Roma, Costantinopoli, Gerusalemme Nel 1601 venne costruito un ponte in pietra, denominato Ponte dei Frati, che collegava il convento con l’altra sponda località Foppa, più a monte di quello odierno. La costruzione del ponte non fu una cosa semplice in quanto i comuni che dovevano partecipare alla spesa non trovavano un accordo sul luogo della realizzazione. Per passare da una sponda all’altra bisognava risalire il fiume fino ad Ambria, dove esisteva un ponte o scendere sino a Sedrina, era presente una barca o zattera ma solo sei mesi all’anno in quanto la portata dell’acqua nel Brembo non lo permetteva. Forse era presente anche una passerella per le persone ma non per il passaggio degli animali e delle merci. Il ponte a seguito di un alluvione catastrofica crollò nel 1834 e non venne più ricostruito essendo stato costruito, nel frattempo l’altra ponte in pietra, ancora esistente. Le attività che sfruttavano l’acqua
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